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Archivio per la categoria 'Ricette'
L’olio del Cantico della Natura
Autore: Redazione

Nel cuore dell’Umbria, immerso in un paesaggio da sogno, a pochi km dal capoluogo, sorge Il Cantico della Natura, relais circondato da ulivi secolari che rendono ancor più suggestivo il già di per se bellissimo casale.
L’olio è uno dei principali prodotti tipici che la regione umbra regala; infatti in questo territorio si riscontrano particolari condizioni climatiche che determinano una maturazione del frutto molto lenta, che consente, a sua volta, di ottenere un tasso di acidità estremamente contenuto.
L’ulivo è una pianta di lenta crescita e di lunga vita, che ben rappresenta la capacità della regione umbra di custodire amorevolmente tradizioni secolari, tramandate di generazione in generazione e che fanno di questo territorio un piccolo tesoro ricco di ori da offrire.
Presso il Cantico della Natura è possibile degustare, tra gli altri prodotti tipici, anche il saporito olio extravergine biologico, qui prodotto, che rappresenta bene la gastronomia regionale, fatta di cibi genuini e di prodotti tanto semplici, quanto preziosi.
leggi commenti (0)Pane carasau. Mangialo insieme a noi!
Autore: Redazione
Il termine sardo deriva dal verbo hariaere, che sta a significare la modalità caratteristica di lavorazione dell’impasto.
Gli incredienti di base sono: acqua e farina di grano duro, lievito, e sale.
Il pane carasau, carasatu, carasadu o anche pane ‘e fresa, è il pane sardo per eccellenza, originario della Barbagia e diffuso in tutta la Sardegna, anche a Cala Gonone in provincia di Nuoro dove è situato il CalaGonone Beach Village, ed è conosciuto anche come carta musica per la sua fraganza, che ne rende rumorosa la masticazione.
I due tipi principali di impasto sono uno a base di fior di farina di grano duro utilizzato dalle famiglie più agiate, l’altro a base di farina d’orzo, scuro, consumato dai meno abienti.
Le grosse briciole che restano dopo la spezzatura delle sfoglie si chiamano nell’insime pistizzu o frikinadura ed uno dei loro utilizzi classici è versarle nel caffellatte.
Il pane carasau viene usato in svariati modi. Secco, ovvero al naturale, accompagna gusti salati e gusti dolci in grande varietà. Bagnato assorbe i liquidi con cui entra in contatto. Questa caratteristica è sfruttata per usarlo sotto i cibi succosi, come carni rosse cotte al sangue.
Pronti a mangiare?
Spaghetti ‘Nduja e panna? In Calabria!
Autore: Redazione
La ‘Nduja è il classico salame calabrese morbido e molto piccante.
Viene preparata con le parti grasse del suino con l’utilizzo del peperoncino piccante calabrese per poi essere conservata nella orba, ovvero un budello cieco e infine fatta affumicare.
E’ prodotta principalmente nella provincia di Vibo Valentia, in particolare nella zona di Spilunga, ma oggi le imitazioni sono molte, anche di qualità simile, reperibili in tutta la Calabria a tal punto di essere un salame tipicamente associato, come succede per il peperoncino, a tutta la regione.
Il piatto consigliato? Spaghetti ‘nduja e panna.
Se ti è venuta fame corri nei Villaggi Calabria!
Ricetta arancine dolci : gusto della Sicilia
Autore: Redazione

Ingredienti:
200 grammi di riso; 2 litri di latte; 100 grammi di zucchero; cannella; 100 grammi di cioccolato fondente; 50 grammi di zuccata, 200 grammi di farina; 200 grammi di pangrattato, 2 uova.
Ingredienti per il “biancomangiare”:
1 litro di latte; 200 grammi di amido per dolci; 200 grammi di zucchero
Preparazione:
Mettete il riso con il latte in un tegame e aggiungete un pizzico di sale. Appena il riso sarà cotto, aggiungete lo zucchero e la cannella e versatelo sul piano di marmo a raffreddare.
Preparate intanto con il latte, l’amido e lo zucchero una crema di latte, il cosiddetto “biancomangiare”. Condite con il cioccolato e la zuccata.
Prendete il riso freddo con un cucchiaio e, tenendolo sul palmo della mano, formate della arancine che riempirete con un cucchiaio di “biancomangiare”.
Chiudetele, modellatele a forma rotonda e passatele nella farina, nelle uova e nel pangrattato prima di friggere.
Arancine pronte! Servitele tiepide.
Il Pane Toscano
Autore: Redazione
La principale caratteristica che distingue il pane toscano è quella di essere completamente privo d’aggiunta di sale. E’ perfetto per accompagnare cibi dai sapori intensi e piccanti, offrendo al palato un contrasto molto gradevole.
La leggenda narra che il Sommo Poeta Dante Alighieri, con la famosa frase contenuta nel Paradiso: “tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui”, alluda al periodo in cui fu indotto dai suoi avversari politici a lasciare Firenze in esilio.
Il pane è prodotto in tutta la regione in gran quantità, ma il più rinomato è quello che proviene da Altopascio.
Il paese d’Altopascio, riveste un ruolo di particolare importanza legato alla genuinità e alla bontà del pane, infatti, è noto come il ”paese dei fornai”, dove si produce un pane famoso in ogni parte d’Italia.
A qualcuno è venuta voglia di realizzare questo pane tra le mura domestiche? segnaliamo un’ottima ricetta.
Ricetta
Ingredienti: 650 g farina 00, 450 ml acqua tiepida, olio extra vergine d’oliva, 12 g lievito fresco.
Primo giorno: impastate 300 g di farina 00 insieme a 200 ml d’acqua in cui avrete precedentemente sciolto 7 g di lievito fresco. Ponete l’impasto in una ciotola, coprite con una pellicola trasparente e lasciate lievitare per 12 ore.
Secondo giorno: rimuovete la pellicola trasparente che protegge l’impasto e a parte sciogliete 5g di lievito fresco in 150 ml d’acqua. Setacciate 250 g di farina sulla spianatoia e fate la fontana, quindi nel mezzo versatevi l’acqua e la massa già lievitata ridotta a piccoli pezzi e impastate il tutto.
Modellate la pagnotta in forma ovale o tonda e ponetela in una teglia foderata con carta da forno e precedentemente infarinata, coprite con un canovaccio e lasciate lievitare per un’ora e mezza. Dopo questo tempo liberate la pagnotta dal canovaccio e ponete la teglia in un forno già caldo a 220 °C per i primi 10 minuti, poi abbassate la temperatura a 180 °C per altri 40 minuti, quando il pane sarà duro in superficie ponetelo su una griglia per una cottura più uniforme.
La cucina abruzzese
Autore: Redazione

Gabriele D’Annunzio nella poesia “I pastori”, con la frase:
“Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
Lascian gli stazzi e vanno verso il mar….”
riassume la realtà della pastorizia all’interno del territorio abruzzese.
L’Abruzzo è una terra ricca di fervore nell’ambito lavorativo, di storia e di grandi ideali.
Gente tenace che con coraggio sopporta avversità e persevera nei suoi propositi, piena di fiducia in ciò che il futuro le potrà riservare.
Questa regione vuole mantenere intatte le sue tradizioni gastronomiche.
Pastorizia ed agricoltura sono le attività più sviluppate.
La gastronomia propone piatti semplici e genuini, la cucina è prevalente nei sapori forti.
E’ predominante nei piatti abruzzesi l’uso di aromi e spezie
Un aroma che primeggia sovrano nella cucina abruzzese è lo Zafferano.
Nella Provincia dell’Aquila si produce zafferano di qualità pregiata, dall’aroma spiccatissimo, che viene anche esportato.
Anche la produzione della Pasta è diffusissima nel territorio abruzzese e pasta, in Abruzzo vuol dire maccherone, o più precisamente maccheroni alla chitarra.
La tipica preparazione del maccherone è, infatti, diventata quasi un simbolo gastronomico della regione. Questo nome deriva dal fatto che i maccheroni vengono preparati su un vero e proprio strumento a corde: un telaio rettangolare in legno di faggio su cui sono tesi, alla distanza di 1 millimetro l’una dall’altra, dei sottilissimi fili di acciaio.
Buonissimi con tutti i condimenti, anche con il classico sugo di pomodoro e basilico, ma lo sposo ideale per i maccheroni alla chitarra è il ragù di agnello.
Dolomiti – Minestra d’Orzo
Autore: Redazione

Grazie al fatto che si coltiva fino a 1.700 metri, l’orzo è uno degli ingredienti più diffusi nei piatti delle zone delle Dolomiti, impiegato soprattutto per le minestre.
In Trentino la zuppa d’orzo compare già nel ‘400, e, come molti piatti tipici si presenta in diverse versioni; la ricetta originale prevede un misto di verdure (patate, carote, fagioli borlotti, piselli e qualche verdura di stagione) tagliate a dadini e fatte bollire per un’ora con un osso di prosciutto cotto. Si aggiunge poi l’orzo e si fa bollire ancora per quattro ore.
In Alto Adige il sapore prende quota: la si fa con molta cipolla, carote, sedano e pancetta o speck affumicato.
Quanto al Bellunese, l’asso nella manca è il secolare orzo agordino, che dà vita a una succulenta minestra preparata con latte, acqua , burro, farina bianca, parmigiano e tuorli d’uovo.
Una ricetta povera ma gustosa.
